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Quello che una mamma non è (o non deve essere)

Cosa deve fare una mamma è una questione antica come la storia dell’umanità. E che la risposta sia tutto è assodato e universale, poi nessuna fa tutto, ma questa è un’altra storia.

La mamma è colei che per prima risponde al bisogno di amore di un neonato, è colei che lo mette in relazione con il mondo esterno facendogli conoscere il seno e il nutrimento. La mamma, o chi per lei svolge la funzione materna, accoglie e accudisce, riconosce e risponde alle necessità. Offre tempo di qualità in quantità, osserva, controlla ed è presente. Sa comunicare e mantenere. Insomma, diventare mamma implica mettersi in gioco, e non di poco; in altre parole comporta fare i conti anche con parti di sé del tutto inedite.

Si parla tanto di come deve essere una mamma e come deve comportarsi, sono tutti pronti a dispensare pareri e consigli spesso non richiesti. E anche per questo che oggi, invece, voglio dirvi quello che una mamma non è (o non deve essere).

Una mamma non è perfetta. Certo, nessuno è perfetto, ma c’è chi manifesta una spiccata tendenza al perfezionismo, cioè un atteggiamento caratterizzato da standard eccessivamente elevati, inflessibilità e desiderio di controllo su tutto. Il risultato, ahimè, non è un continuo miglioramento e superamento di sé, ma, al contrario espone a sentimenti di nullità, paura e vergogna, in quanto nasce dentro di sé una voce punitiva, critica, che è alla continua ricerca dei difetti.

La tendenza al perfezionismo nasce nell’infanzia, generalmente da genitori insicuri che investono emotivamente i bambini delle loro aspettative. Ecco quindi che una mamma non perfetta sarà colei che, con il suo esempio,  crea opportunità giornaliere per insegnare ai figli che non devono essere perfetti.

Una mamma non è incondizionatamente buona. Una mamma ama incondizionatamente, ma è sufficientemente buona. La mamma è una donna autentica che sa trasmettere sicurezza e amore, sa istintivamente quando è il momento di accudire, consolare o frustrare il bambino. Sì, ci sono, o meglio dovrebbero esserci, anche i momenti della frustrazione, sto parlando dei NO.

Per paura di una reazione negativa del figlio, alcuni genitori, rinunciando ai No, rinunciano alla loro funzione educativa, non permettendo allo sviluppo del bambino di procedere. Dovrebbe essere ovvio che in alcuni casi bisogna dire di no, ma poi di fatto non è così, e succede che nelle famiglie si creano situazioni di disagio, dettate appunto dalla semplice incapacità di dire no.

D’altra parte, i figli hanno bisogno di sapere che i genitori sanno cosa va bene per loro. Poi si oppongono, ma questo è normale.

Una mamma non è solo una mamma. La mamma è anche donna, è figlia, è spesso lavoratrice. Conciliare tutto è complicato, eppure conosciamo sempre più frequentemente donne con famiglie numerose che non rinunciano alla carriera e non solo, perché sono donne, in verità, impegnate in tanti aspetti: oltre alla famiglia e al lavoro coltivano passioni, partecipano alla vita collettiva, frequentano amiche. Ma tutto ciò è davvero possibile? La questione sembra complicata, ma la risposta  è semplice: sicuramente vanno effettuate delle scelte. Partendo dal presupposto che tutto si può fare, fondamentale è l’organizzazione.  Con ciò intendo che l’organizzazione (quasi) perfetta esiste ed è legata all’ascolto delle esigenze sia della professione che della famiglia. Indubbiamente il multitasking è affrontabile, senza scomodare super poteri,  ma lo è sicuramente di più se le relazioni che circondano la persona sono buone e si prova ad affrontare tutti i compiti insieme.

In questa festa della mamma penso a chi è mamma e si chiede se sta facendo bene, a chi è mamma nelle difficoltà, a chi è mamma e non lo desiderava, a chi mamma la vorrebbe essere. A queste mamme dico di essere autentiche. Se stesse. Tutto il resto possono anche non esserlo.

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